Non mi diverto

Paolo, nome di fantasia, è un mio amico. L’altro giorno mi ha chiamato per comunicarmi una notizia terribile: il suo datore di lavoro l’ha licenziato.

Paolo è un accompagnatore turistico. Ho un mezzo tutto suo e, a partire dalla primavera, accompagna i turisti in Costiera Amalfitana. Per telefono, il suo datore di lavoro gli ha comunicato la decisione: quest’estate non si lavora.

Il dado è tratto. Paolo ha la voce abbattuta mentre mi comunica questa notizia. Paolo è giovane, intraprendente. Il pensiero di passare un’estate senza lavoro lo porta sull’orlo della disperazione.

Quanti Paolo conoscete voi? Io, purtroppo, parecchi. Giovani, meno giovani, che stanno combattendo con depressione e futuro incerto. Telefonate come quelle di Paolo ne sto ricevendo tantissime. Da amici, clienti e semplici conoscenti.

Quello che mi chiedo, e se lo chiede una parte consistente di me, è se a qualcuno interessa di queste persone. O se, al contrario, l’unico sport che sappiamo praticare è il voyeurismo mediatico che ci porta a sbirciare, con smania morbosa, il confronto De Luca vs Fontana andato in onda l’altra sera. Ad esempio.

Cosa ci interessano veramente? Le analisi, i problemi, la sofferenza delle persone o dare sfogo e seguito ai nostri appetiti mediatici? O continuare a puntare l’indice, a fare i virologi, i tuttologi che – ieri come oggi – tengono a portata di mano ogni soluzione?

Signori, io non mi diverto a praticare questo sport. Io non mi diverto nel ricevere telefonate come quella di Paolo. Non mi diverto né godo nel vedere Vincenzo De Luca che giganteggia su Attilio Fontana, in televisione. Non mi diverte chi, da questo confronto, non fa altro che alimentare l’atavica guerra Nord vs Sud. Non mi interessa. Né mi interessa intasare i social con considerazioni a profusione su questo confronto o su quanti medici siano stati ospitati o meno nelle trasmissioni televisioni. Tutto questo non serve.

E soprattutto, lo ripeto fino alla noia, non mi diverte.

Paolo sta per chiudere la conversazione. La sua voce è stanca, percepibile appena. Lancia un paio di bestemmie. In altri tempi, mi sarebbe venuto da ridere. La cosa mi avrebbe divertito. Ma, ora, con la voce che si spegne sempre di più dentro al telefono quelle bestemmie sono pietre.

Pietre, purtroppo, destinate al colpire il nulla dell’indifferenza generale.

Pubblicato da Angelo Mascolo

Sono archeologo, giornalista e scrittore. Ho collaborato per i quotidiani «Roma», «Metropolis» e «Il Mattino». Dal 2013 scrivo per «Il Gazzettino Vesuviano». Redattore della rivista «Agorà», organo ufficiale di «Archeoclub d'Italia Onlus». Racconto storie perché è l’unica cosa che so fare. Nel 2016 il mio romanzo ambientato a Castellammare si è classificato secondo al Premio Letterario RAI «La Giara». A novembre 2017 è uscito «La primavera cade a novembre», giallo edito dalla casa editrice Homo Scrivens, arrivato alla seconda ristampa, che ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello nazionale.

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