Napoli carta sporca

«Di solito quando qua viene la polizia non è bene accetta» chiede l’intervistatore.
«Nun me facite parlà» risponde l’intervistato con la faccia tagliata da imbarazzo e disappunto.

È questo il dialogo a cui hanno assistito, ieri sera, milioni di italiani nel corso dell’edizione serale del Tg andato in onda su Raiuno. Il servizio andato in onda e curato dal giornalista Giacinto Pinto ha documentato l’intervento dei mezzi antisommossa della polizia nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, finalizzato alla sanificazione delle strade cittadine.

Frame del servizio andato in onda sul Tg1 di ieri (foto da Ladomenicasettimanale.it di Arnaldo Capezzuto)

Un’ottima iniziativa quelle delle forze dell’ordine, volta a garantire la salute dei cittadini, se non fosse per il racconto scioccante fatto dal giornalista. Ci saremmo aspettati di sentire il disagio di quelle persone, che vivono come tante le restrizioni da contagio Covid-19. Avremmo voluto sentire, magari, storie di riscatto e speranze.

Di seguito, vi riporto l’estratto del servizio Tg1 tratto da Ladomenicasettimanale.it e per il quale ringrazio il collego Arnaldo Capezzuto.

Invece abbiamo sentito di un quartiere perennemente in guerra, oggi contro il Covid fino a pochi minuti prima per le faide di camorra; abbiamo sentito che tutti i cittadini di san Giovanni a Teduccio non accettano la polizia e quindi lo stato; abbiamo sentito che i cittadini di quei quartieri sono, in fondo, dei delinquenti. Eppure, questi presunti delinquenti, erano gli stessi che nelle immagini applaudivano la polizia, i mezzi e e che sembrano felici dell’intervento dello Stato.

Invece, no. Ogni volta, ogni santa volta, si sente questo bisogno malsano di mettere le mani nel torbido. Pur nel raccontare cose belle, di cittadini e istituzioni vicini e uniti in questa battaglia, si deve sempre macchiare e infangare la reputazione di migliaia di persone oneste e perbene.

Frame del servizio andato in onda sul Tg1 di ieri (foto da Ladomenicasettimanale.it di Arnaldo Capezzuto)

D’altronde perché soprerndersi o indignarsi? Napoli, il suo hinterland, fino a non molti decenni fa erano vittima di un tipo di oleografia: quella del sole, della pizza e dei mandolini. Per non parlare delle canzoni e di altre robe.


Oggi l’oleografia ha cambiato segno: Napoli è uguale a camorra, all’antistato, a cancro di un’intera nazione. Insomma una Napoli cartolina. Solo che prima, almeno, questa cartolina aveva tinte colorate e positive. Ora solo fosche e deprimenti.

Vedete, anche a costo di sembrarvi populista, com’è possibile che vada in onda un servizio così subito dopo aver documentato l’iniziativa di una violinista che ha suonato la melodia de «L’ultimo dei Mohicani» sui tetti di un ospedale? Un po’ come dire: a nord la bellezza, da voi a meridione bruttezza e criminalità.

E mi chiedo, sempre non abbandonando il rischio di essere populista, com’è possibile che la rete ammiraglia Rai taccia sulla straordinaria efficienza della sanità campana (e a latere sulla sperimentazione medica in materia anti-Covid) e dedichi centinaia di servizi alla sanità lombarda, fino ad oggi ritenuta fiore all’occhiello della sanità nazionale e rivelatasi un drammatico fallimento?

Non è intollerabile tutto questo? E mi chiedo, in ossequio alle parole di Cicerone, fino a quando continuerete ad abusare della nostra pazienza?

Pubblicato da Angelo Mascolo

Sono archeologo, giornalista e scrittore. Ho collaborato per i quotidiani «Roma», «Metropolis» e «Il Mattino». Dal 2013 scrivo per «Il Gazzettino Vesuviano». Redattore della rivista «Agorà», organo ufficiale di «Archeoclub d'Italia Onlus». Racconto storie perché è l’unica cosa che so fare. Nel 2016 il mio romanzo ambientato a Castellammare si è classificato secondo al Premio Letterario RAI «La Giara». A novembre 2017 è uscito «La primavera cade a novembre», giallo edito dalla casa editrice Homo Scrivens, arrivato alla seconda ristampa, che ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello nazionale.

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