Sepolcri imbiancati

Facevo pulizia tra gli spam della mia posta elettronica. A un certo punto mi sono imbattuto in messaggi pubblicitari di diverse aziende (di cui non vi faccio il nome per ovvie ragioni) che parlavano dell’avvento di «una nuova normalità» per i tempi che stiamo vivendo.

A volte, ed è un mio pensiero ricorrente, vorrei entrare nella mente di pubblicitari ed esperti di comunicazione per capire, in primo luogo, dove hanno conseguito i loro titoli e, in secondo luogo, se sono affetti da sostanze psicotrope o altro quando si lanciano in un certo tipo di uscite.

Credetemi: nel leggere questo messaggio a me sono scese le lacrime. Perché ci ho visto tutto l’affronto, il cinismo e l’indifferenza verso il dramma senza precedenti dal quale non riusciamo ad uscire.

Cosa significa nuova normalità?

Forse, se siete d’accordo, potremmo chiederlo ai familiari delle oltre ventimila vittime che quest’epidemia ha prodotto? Persone che si sono visti portare via famiglie intere senza nemmeno poterle salutare?

Forse, sempre se siete d’accordo, potremmo chiederlo a chi ha perso tutto. Alle aziende o agli esercenti che usciranno da questo tunnel senza più un lavoro? O forse, sempre se l’accordo tra di noi regge, potremmo chiederlo a chi in queste ore non ha più una speranza in niente? Chi non sa quale sarà il futuro? Chi non sa se ritornerà come prima?

Siamo essere umani. E non si può pensare di ritornare alla normalità, vecchia o nuova che sia. Perché il concetto di normalità – lì dove mai avesse significato qualcosa – da oggi in avanti risulterà del tutto inapplicabile.

Mentre mi arrovello su questo concetto orripilante – «la nuova normalità» – penso e ripenso, fino a stare male, al dato che vi ho riportato sopra. Più di ventimila morti, ventimila fratelli che non vedranno più la luce del giorno.

Sapete quanti sono ventimila morti? Sapete quanti sono? Se non lo sapete, cari pubblicitari o esperti di marketing e comunicazione, provo a farvelo capire io.

La guerra civile seguita all’8 settembre del 1943 e durata fino al ’45 ha mietuto 30mila morti. A questo dato, ahinoi, ci stiamo sempre più avvicinando. Ecco quanti sono ventimila e più morti. I morti di una guerra.

Noi siamo in guerra – una guerra contro un nemico invisibile – e voi mi parlate di nuova normalità?

Se riuscite, tuttavia, ad avere questo coraggio, questa disumanità profonda, per voi riesco a trovare solo queste parole tratte dal capitolo 23 del Vangelo di Matteo (vv. 27-28):

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume».

Pubblicato da Angelo Mascolo

Sono archeologo, giornalista e scrittore. Ho collaborato per i quotidiani «Roma», «Metropolis» e «Il Mattino». Dal 2013 scrivo per «Il Gazzettino Vesuviano». Redattore della rivista «Agorà», organo ufficiale di «Archeoclub d'Italia Onlus». Racconto storie perché è l’unica cosa che so fare. Nel 2016 il mio romanzo ambientato a Castellammare si è classificato secondo al Premio Letterario RAI «La Giara». A novembre 2017 è uscito «La primavera cade a novembre», giallo edito dalla casa editrice Homo Scrivens, arrivato alla seconda ristampa, che ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello nazionale.

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